Fertilità e ambiente

fertilità

La tutela della fertilità parte dall’ambiente

Già nel 1992 E. Carlsen, riferendosi alla seconda metà del secolo scorso, registrava un calo del 50% nella conta spermatica. Da allora molti sono stati gli studi sui possibili effetti nocivi dell’ambiente sulla spermatogenesi e sulla teoria che alcuni fattori ambientali possano determinare non solo infertilità, ma anche essere causa della crescente incidenza di tumore al testicolo, criptorchidismo e ipospadia, agendo durante la vita fetale e neonatale.

Tra i fattori ambientali in questione, i cosiddetti “interferenti endocrini” (IE) la fanno da padroni. Secondo la definizione adottata dall’Unione Europea, “un IE è una sostanza esogena, o una miscela, che altera la funzionalità del sistema endocrino, causando effetti avversi sulla salute di un organismo, oppure della sua progenie o di una (sotto)popolazione”. Si tratta di sostanze in grado di “interferire” negativamente nei processi di sintesi, secrezione, trasporto, metabolismo, interazione recettoriale o eliminazione degli ormoni. Gli IE possono quindi “accendere”, “spegnere” o modificare i segnali ormonali: i loro effetti, anche sulla catena alimentare, sono preoccupanti proprio perché insidiosi e subdoli.

In via generale, questi composti si dividono in cinque gruppi:

1) farmaci o estrogeni sintetici

2) pesticidi

3) plastificanti e prodotti derivanti dalla combustione del PVC  (cloruro di polivinile), come le diossine

4) sostanze di origine industriale, come i bisfenoli

5) sostanze naturali, come i fitoestrogeni

Perché gli IE investono anche la complessa sfera della fertilità? L’equilibrio ormonale svolge un ruolo determinante per la crescita e lo sviluppo del feto e del bambino: si pensi all’importanza di estrogeni e testosterone per il corretto sviluppo sessuale e la pubertà. Il medesimo interferente endocrino può indurre effetti molto diversi nei maschi e nelle femmine, perciò la valutazione di queste sostanze deve tenere conto della vulnerabilità legata all’età ed al sesso. I danni prodotti dagli IE sono confermati da diversi studi che suggeriscono che i soggetti più esposti sono maggiormente a rischio di sviluppare patologie riproduttive (infertilità, abortività, endometriosi, ecc.), disturbi comportamentali nell’infanzia e forse anche diabete e alcuni tipi di cancro (testicolo, mammella, etc.). Infine, anche dosi molto basse di diversi IE nell’ambiente e negli alimenti, con la stessa azione, potrebbero sommarsi e determinare un dannosissimo “effetto cocktail”.

Quindi la salvaguardia dell’ambiente ha un ruolo fondamentale per la tutela della salute riproduttiva.

La  presenza ubiquitaria di queste sostanze, in alcuni casi la loro persistenza che determina un maggiore accumulo negli organismi e quindi i loro potenziali effetti sugli esseri viventi, genera un problema di impatto ambientale di grosse proporzioni. Le principali fonti di rischio sono ovviamente legate a comportamenti non conformi alla legislazione vigente, ai processi di lavorazione industriale e allo scorretto smaltimento di prodotti che contengono plastiche, colle, vernici, ecc.

Il link con la triste realtà della “Terra dei Fuochi”, per chi è da sempre sensibile a questa tematica o anche solo per chi ne ha inevitabilmente sentito parlare, è purtroppo immediato: un gruppo di ricercatori campani ha di recente confermato una correlazione inversa tra fertilità maschile, accumulo nel liquido seminale di marcatori di danno al DNA ed inquinamento ambientale. In estrema sintesi, la concentrazione di questi marcatori negli uomini che vivono nell’area situata nelle province di Napoli e Caserta, è significativamente più alta di quella misurata in maschi che vivono nel più salubre Cilento.

Maggiore è l’inquinamento, più potenziali e importanti saranno i disturbi alla fisiologica capacità degli spermatozoi di fertilizzare un’ovocita.

Il liquido seminale potrebbe quindi iniziare ad essere considerato come un importante sensore della qualità ambientale.

(La tutela della fertilità parte dall’ambiente)

Autore Dott. ssa Claudia Crescenzo

Dott.ssa Claudia Crescenzo. Embriologa. Esperta in Biologia della Riproduzione e Tecniche di PMA (Inseminazione Intra-Uterina e FIVET), Tecniche diagnostiche legate all'infertilità maschile (spermiogramma, test di capacitazione e test di frammentazione del DNA spermatico), Congelamento di gameti maschili, Indagine citogenetica prenatale e postnatale.

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