Crioconservazione embrionaria

Crioconservazione embrionaria

14 Gennaio 2021
 

Che cos’è? 

A partire dalla prima procedura conclusasi con una gravidanza, nel 1983, la crioconservazione degli embrioni è diventata una delle tecniche di PMA più utilizzate. Nei cicli di fecondazione in vitro di II livello (FIVET, ICSI, IMSI, PICSI) spesso si formano più embrioni di quelli effettivamente necessari per il trasferimento, oppure può rendersi necessario rimandare il transfer embrionario per ragioni di carattere clinico. Con questa metodica, è possibile conservare gli embrioni per un periodo di tempo indefinito. 

In Italia la crioconservazione degli embrioni è stata vietata dalla Legge 40 del 2004 ma dal 2009, dopo la sentenza 151 della Corte Costituzionale, è stata nuovamente consentita per garantire alle coppie di ottenere le migliori possibilità di successo e ridurre il rischio di gravidanze multiple.

In cosa consiste?

Il termine “crioconservazione” descrive la procedura in cui le cellule vengono immerse in una soluzione di sali e composti organici (crioprotettori) ed esposte a temperature molto basse, fino allo stoccaggio a –196°C in azoto liquido. L’utilizzo dei crioprotettori, nonché il rapido passaggio di temperatura tipico del processo di vitrificazione, sono fondamentali per proteggere i tessuti biologici dai danni del congelamento legati alla formazione di ghiaccio. Nella fase successiva di scongelamento embrionario, i crioprotettori vengono allontanati dalle cellule, che vengono quindi riportate alla temperatura ambiente. La scelta accurata degli embrioni da congelare sembra essere uno dei fattori più importanti per ottenere un buon tasso di sopravvivenza allo scongelamento e di gravidanza clinica. Si parla di sopravvivenza di un embrione allo scongelamento quando almeno il 50% di cellule embrionali è integro dopo il riscaldamento e la rimozione dei crioprotettori.

Gli embrioni vengono inseriti in sottilissimi supporti definiti “paillettes” per poi essere immersi in azoto liquido a -196°C e possono essere vitrificati in qualsiasi fase del loro sviluppo, da quella più precoce di due cellule fino allo stadio di blastocisti (5 giorni dopo la fecondazione).

quando crioconservare gli embrioni?

È possibile utilizzare embrioni a fresco in un trattamento e crioconservare gli altri, ottenuti dalla fecondazione in vitro, nell’eventualità di un nuovo tentativo o un secondo figlio per evitare di ripetere una pesante stimolazione ovarica ed il prelievo degli ovociti. Gli embrioni in sovrannumero si possono conservare anche quando, per sopraggiunte motivazioni cliniche, l’organismo di una donna non è pronto all’impianto. È inoltre possibile crioconservare embrioni anche in caso di cure mediche che possono essere pericolose in gravidanza o per la fertilità.

Quali sono le percentuali di successo?

Il tasso di sopravvivenza degli embrioni crioconservati supera il 95%. Se in passato si riteneva che fosse preferibile l’impianto dell’embrione fresco, attualmente, anche grazie agli eccellenti risultati raggiunti in ambito scientifico, si ritiene non vi siano differenze rilevanti tra le due diverse tecniche, anche in riferimento all’evoluzionedell’embrione. Anzi, da una ricerca condotta dall’Università di Ho Chi Min City su un campione di 782 donne e pubblicata sul New England Journal of Medicine, l’utilizzo di embrioni crioconservati si rivela più adatto nel caso di donne affette dalla sindrome dell’ovaio policistico

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