Poliabortività

Poliabortività

19 Gennaio 2021
 

L’interruzione spontanea entro le 24 settimane di gestazione è riconosciuta tra le più comuni complicanze di una gravidanza. Questa condizione interessa circa il 15% delle gravidanze cliniche.

Si distinguono tre tipi di aborto: occasionale, ripetuto (due episodi consecutivi di aborto entro la 20esima settimana) e ricorrente (tre o più episodi consecutivi di aborto spontaneo). Aborto ripetuto e ricorrente vengono genericamente inclusi nella condizione di poliabortività, per cui viene avviato uno screening a partire dal secondo episodio consecutivo di aborto.

Fattori di rischio

La maggior parte delle ricerche condotte per valutare l’effetto dell’ambiente sulla gravidanza si sono focalizzate sulla percentuale di aborti spontanei piuttosto che sulla poliabortività. Nonostante i risultati talvolta controversi, si può ritenere che l’andamento di una gravidanza sia influenzato da alcuni fattori ambientali quali fumo di sigaretta e consumo di caffeina, associati a rischio di aborto dose-dipendente, uso di cocaina e assunzione di alcool, associato anche ad infertilità femminile oltre che ad aborto. Da alcuni studi, inoltre, si evince che la probabilità di perdita fetale possa aumentare anche a causa dell’assunzione di FANS e farmaci anti-depressivi durante il periodo del concepimento.

È fondamentale considerare che l’età materna al momento del concepimento è un forte fattore di rischio per l’aborto, dovuto ad un’aumentata incidenza di anomalie cromosomiche. Il rischio cresce progressivamente dall’età di 35 anni, aumentando dal 9% a 20-24 anni fino al 75% dai 45 anni in poi.

Cause

La maggior parte dei casi di poliabortività non ha una causa accertata. Tuttavia, i principali fattori predisponenti all’aborto ricorrente sono le anomalie cromosomiche (5%), le malformazioni uterine (dal 15 al 27%) e patologie materne (dal 20 al 50%), come ad esempio le trombofilie.

Anomalie cromosomiche

La causa di un aborto spontaneo si individua molto raramente ma può essere identificata quando nel materiale abortivo viene riscontrata un’anomalia genetica incompatibile con un regolare sviluppo fetale. Le anomalie cromosomiche sono la causa più frequente di aborto spontaneo occasionale e si riscontrano nel 50-70% degli aborti spontanei del primo trimestre e nel 5-10% di tutte le gravidanze. Dunque, in caso di poliabortività, la ricerca di patologie genetiche può spiegare questa condizione ed è consigliabile accedere ad un percorso di Diagnosi Genetica Preimpianto (PGT-A, PGT-M, PGT-SR).

Anomalie della cavità uterina

In diversi studi si riscontra un aumento della frequenza di utero setto nella popolazione di donne con poliabortività rispetto alla popolazione generale, probabilmente a causa di un difetto di interazione tra endometrio e trofoblasto. 

L’isteroscopia diagnostica associata alla laparoscopia è certamente l’esame di riferimento nello studio delle anomalie anatomiche della cavità uterina.

La rimozione per via isteroscopica di eventuali setti endouterini (isteroscopia operativa) o alternativamente interventi chirurgici di metroplastica rappresentano un valido approccio terapeutico per favorire l’impianto embrionario e la successiva placentazione.

Trombofilie

Durante una gravidanza fisiologica l’emostasi va incontro a importanti modificazioni: si riscontra un significativo aumento nel sangue di alcuni fattori fondamentali per l’equilibrio del sistema emostatico, con conseguente alterazione dell’attività fibrinolitica e degli inibitori della coagulazione. Queste modificazioni, che promuovono l’emostasi nel momento del parto e del distacco placentare, inducono uno stato protrombotico.

Con il termine trombofilie si definisce un gruppo di alterazioni ematologiche, congenite o acquisite, caratterizzato da ipercoagulabilità plasmatica che si manifesta clinicamente con episodi di trombosi venosa profonda e complicanze ostetriche, quali poliabortività, preeclampsia, iposviluppo e morte intrauterina. È pertanto consigliabile uno screening del pannello trombofilico per un corretto inquadramento diagnostico, in particolare nelle donne che accedono a percorsi di PMA (IIU, FIVET, ICSI, IMSI, PICSI)

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